“Non è forse la vita una serie d’immagini,

che cambiano solo nel modo di ripetersi?”

ANDY WARHOL

Lorenzo Maria Monti

Nato a Conegliano Veneto, Treviso 31.01.1981

Sin da piccolo gioca per ore e ore con i LEGO, realizzando oggetti decorativi e d’arredo; la creatività si sviluppa negli anni successivi spingendolo a cimentarsi in numerosi ambiti, dal design alla moda.
Si appassiona alla fotografia grazie alle foto scattate dalla madre nei suoi numerosi viaggi. Già in tenera età, infatti, riordina con lei i materiali fotografici raccolti organizzandoli in appositi album e raccolte, affinando la sua naturale predisposizione alla cura del dettaglio, alla lettura dell’immagine e all’interpretazione dell’elemento visivo.

Il padre gli trasmette, invece, la passione per l’esplorazione, la ricerca, l’osservazione: un approccio scientifico con cui penetrare il mondo, a cominciare dallo studio dei minerali e dei fossili. Un amore per l’elemento naturale che lo porta a esplorare le più alte cime dolomitiche, dove il microcosmo dei dettagli si allarga fino agli spazi infiniti del panorama alpino.

Micro e mega, due costanti nella lettura interpretativa dei lavori di Lorenzo Maria Monti, grimaldello immaginifico con cui il fotografo riesce a chiudere nei quattro lati dell’inquadratura universi esistenziali, storie infinite, congelate in quell’istante in cui, come nella pausa di un respiro, si trattiene l’eternità dell’esistere. Fiume in piena continua, che Maria Monti riesce a comprendere e gestire anche grazie ai numerosi viaggi in tutto il mondo.

In questo suo percorso artistico i due poli, micro e mega, si specchiano, riflettendo un’esistenza quasi disumana: non ci sono infatti ritratti nei suoi lavori, l’essere umano è colto quasi come un elemento documentaristico. Questo tuttavia solo all’apparenza.

In realtà gli ambienti, gli oggetti, gli spazi trattenuti nelle fotografie di Lorenzo Maria Monti sono umanissime, portano al centro l’occhio dell’uomo, perché è quello il punto generativo dello sguardo del fotografo: non sono mai pura testimonianza, l’osservatore viene proiettato all’interno del mondo del fotografo, in un’istantanea condivisione. E’ quindi questa la più interessante lettura dei lavori di Lorenzo Maria Monti: che pone al centro l’uomo, l’umanità, la condivisione, quando all’apparenza sembra estrometterla, allontanarla, sterilizzarla.

“E’ come l’attrazione che esercitano i cristalli, i minerali o le gemme su coloro che li cercano, – racconta l’artista – molti dicono che sono i cristalli a trovare te e non tu a trovare loro. Penso lo stesso delle immagini: quando vengo rapito da uno scatto è come se si accendesse una lampadina in una stanza buia.”

Questa connessione tra grandi masse di persone e l’individuo, spazi immensi e desertici, il suono perfetto della parola non pronunciata, è forse figlio dei primi anni di lavoro come fotografo di eventi: il mondo della notte è entrato nel suo obiettivo, grazie alle collaborazioni con Muretto, Le Plaisir, Le Folies de Pigalle, il Doc Show e con quasi tutti i club di Ibiza.

Dal punto di vista formale e cromatico risultano centrali le sue preferenze per pittori come, Constable e Turner, i cartografi Bleau, Frans Hogenberg, M.C. Escher fino ad arrivare al moderno Street Artist Blue: stili e influenze che Maria Monti interpreta personalmente mescolandone le suggestioni.

Per questo è utile citare, nel suo background, le locandine dei primi del Novecento dei Ringling Bros. e Barnum & Bailey Circus, ma anche le locandine del Fabric di Londra o del Berghain di Berlino, i vecchi magazines del Pacha di Ibiza fino ad arrivare ai video Fractal in 4K o i mapping digitali di edifici. Ama gli scatti materici, “qualcosa che nessuno si stancherà mai di guardare e osservare, – continua il fotografo – come una sfera di selenite per chiaroveggenti.”

In un’epoca di melting pot culturale totale, Lorenzo Maria Monti ha soggiornato, vissuto e lavorato in città molto diverse tra loro: Venezia, Barcellona, Ibiza, Miami, Las Vegas, Londra; è stato prestigiatore, giocoliere, professionista di Poker per 3 anni, parla 4 lingue, ama suonare musica elettronica insieme agli amici più intimi.

Esistenze apparentemente contradditorie, invece fondamentali per la sua coerenza artistica.

 

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