“Personal Structures – Identities”

Lorenzo Maria Monti presenterà il progetto “VITRUM SPATIALIS”, seguito dalla curatrice Federica Recchia.
Progetto nato dall’osservazione delle immagini NASA dello spazio, realizzate con il telescopio HUBBLE.
Un mondo così lontano e invisibile ad occhio nudo ma estremamente affascinante che, fin dai tempi antichi, ha attratto e nutrito l’immaginazione e la fantasia dell’uomo.
Attraverso l’uso dei crogioli di cristalli di Murano e la luce, l’artista ha trovato un modo per riportare quell’universo più vicino a noi.
Con la tecnica del Macro Light Painting egli coglie un punto del crogiolo, con accuratezza ne mette a fuoco ogni dettaglio, graffio, bolla e con uno scatto a lunga esposizione lo fotografa giocando, in quei lunghi secondi di apertura del diaframma, con le luci.
L’effetto ottenuto richiama sia nei colori che nelle profondità lo Spazio con le sue tempeste solari, i pianeti e le galassie inesplorate.
Ciò che è nell’interesse dell’artista è che l’immagine non abbia solamente un effetto estetico impattante, grazie anche alla scelta di un metodo di stampa molto particolare su supporto in metacrilato che dona maggiore profondità e una sensazione di tridimensionalità, ma che dia anche libertà all’immaginazione e all’interpretazione dell’osservatore.
L’intento è quello di stimolare una riflessione e movimentare l’esperienza di colui che si lascia catturare dai colori e dalle forme.
Nel momento in cui osserviamo la foto, il nostro cervello rielabora l’immagine in base allo stato d’animo, al momento della giornata e dai raggi del sole che colpiscono la stampa e ogni sguardo diviene un’esperienza nuova nella quale i dettagli appaio improvvisamente, lasciandoci stupiti.

UNA FOTOGRAFIA IMMAGINARIA
I cambiamenti che si sono attuati nel tempo, nei modi di fare arte comportano motivi pratici, ma rivelano anche un mutamento del sentire e del percepire collettivo.
Il suo interesse per la fotografia non è solo nel complesso ma è legato anche all’influenza che essa ha sul nostro cervello e nella percezione del mondo.
La sua opera crea un cortocircuito tra l’atto di guardare e quello di pensare criticamente le immagini, interrompendo il rapporto spontaneo tra spettatore e rappresentazione nella moderna società dei Selfie.
Dall’osservazione dei suoi lavori, affiora un importante elemento: il duplice ruolo della fotografia; non solo mero mezzo espressivo come “traccia della realtà, una matita della natura” citando William Fox Talbot, ma anche campo di ricerca e riflessione in quanto medium, offrendo un approccio più concettuale alla ricerca artistica ed aprendo la superficie ad una continua indagine.

In “Vitrum Spatialis”, Lorenzo Maria Monti ha tradotto questa idea in una “rielaborazione” delle immagini NASA esistenti, per rappresentare un’altra visione dello spazio.

Un paesaggio immaginario ove vi è il desiderio di scoprire elementi nascosti e di interagire con i cristalli di vetro e le fonti luminose trasformandoli in qualcosa di estetico. Il suo lavoro richiede l’uso di metodi alternativi, spesso inventati.
I materiali sono sistematicamente alterati, creando immagini astratte riccamente policrome che evocano il cosmo.
Questa pratica, incentrata sul processo, crea lavori a metà tra l’astratto e il figurativo, opere immaginarie che ci appaiono allo stesso tempo realistiche.
La semplicità e la natura concettuale delle fotografie incoraggiano lo spettatore a esplorare le singolari caratteristiche della fotografia come mezzo basato sul transfert della luce.

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“Vitrum Spatialis”